Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J1651 - 1700

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J1651 (?) / F1715 (?)

A Word made Flesh is seldom
And tremblingly partook
Nor then perhaps reported
But have I not mistook
Each one of us has tasted
With ecstasies of stealth
The very food debated
To our specific strength -

A Word that breathes distinctly
Has not the power to die
Cohesive as the Spirit
It may expire if He -

"Made Flesh and dwelt among us"
Could condescension be
Like this consent of Language
This loved Philology

    Una Parola fatta Carne è raramente
E con tremore condivisa
Né allora forse riferita
Ma se non m'inganno
Ciascuno di noi ha gustato
Con estasi furtive
Il giusto cibo attribuito
Alla nostra specifica forza -

Una Parola che respira distintamente
Non ha il potere di morire
Coesiva come lo Spirito
Può spirare se Lui -

"Si fece Carne e dimorò fra noi"
Potesse essere condiscendenza
Come questo consenso del Linguaggio
Questa amata Filologia

Nel manoscritto della trascrizione di Susan Dickinson la poesia è preceduta da cinque versi separati da una riga: "The import of that Paragraph / «The word made Flesh» / Had he the faintest intimation / Who broached it yesterday! // «Made Flesh and dwelt among us»" ("Il significato di quel Paragrafo / «La parola fatta Carne» / Ne avesse avuto il più pallido indizio / Chi lo annunciava ieri! // «Si fece Carne e dimorò fra noi»" (vedi PF4).
Mancando l'autografo dickinsoniano non è possibile determinare l'esatta relazione con i versi che seguono, anche se è probabile si tratti di una annotazione di Susan Dickinson.

La divisione in tre strofe (nell'edizione Johnson la seconda e terza sono unite) evidenzia meglio la struttura in tre parti della poesia. Nella prima, il verbo fattosi carne del Vangelo di Giovanni (1,14) diventa la parola che si fa poesia. Una parola che raramente viene condivisa (qui ED allude probabilmente alla pubblicazione, ma anche all'atto di leggere la poesia), perché arriva direttamente dentro di noi, o meglio dentro chi è capace di gustare l'estatica pienezza di quel cibo. Nella seconda, l'identificazione diventa piena, in un'immagine che può apparire speculare, come se la parola-carne diventasse spirito: una parola che "respira" non può mai morire, perché diventa immateriale ed eterna; può svanire soltanto ove svanisse ogni cosa che va al di là della "carne" (nella prima lettera a Higginson, la n. 260 del 15 aprile 1862, ED scriveva: "Are you too deeply occupied to say if my Verse is alive?" - "È troppo profondamente occupato per dirmi se la mia Poesia è viva?"). Nella terza, la citazione dai vangeli precede una sorta di rimpianto, descritto bene dalla Bulgheroni nelle note al Meridiano: "... l'eretica Emily vorrebbe che l'inverificabile 'condiscendenza' del divino fosse simile al 'consenso' del linguaggio che si piega al desiderio del creatore."
Al verso 12 ho lasciato inalterato il troncamento dell'originale, accogliendo la suggestiva ipotesi della Bulgheroni: "...la parola poetica... potrebbe spirare soltanto nell'ipotesi impossibile e quindi troncata (if He -) di una morte del Cristo."


J1652 (?) / F1736 (?)

Advance is Life's condition
The Grave but a Relay
Supposed to be a terminus
That makes it hated so -

The Tunnel is not lighted
Existence with a wall
Is better we consider
Than not exist at all -

    Avanzare è la condizione della Vita
La Tomba solo un Ristoro
Ritenere che sia un traguardo
La rende così odiata -

Il Tunnel non è illuminato
Con un muro l'esistenza
È meglio considerare
Che non esistere affatto -

L'unico modo per non odiare la tomba è considerarla non un traguardo finale, ma un proseguimento della normale condizione ciclica della vita: una semplice sosta verso l'immortalità. È meglio immaginare l'esistenza con un muro che rende invisibile l'altra parte, piuttosto che considerarla una fuggevole esperienza che equivale al nulla.


J1653 (?) / F1723 (?)

As we pass Houses musing slow
If they be occupied
So minds pass minds
If they be occupied
    Come noi davanti a Case ponderiamo
Se siano occupate
Le menti davanti a menti
Se siano occupate

Un'arguta immagine per dirci che molto spesso le menti che abbiamo di fronte risultano vuote come una casa disabitata.
Il primo verso si può tradurre letteralmente con: "Così come passiamo davanti alle Case riflettendo/chiedendoci con calma"; per sintetizzare un po' ho scelto di tradurre abbastanza liberamente, anche perché "ponderare" mi sembra possa suggerire l'idea di una lenta riflessione.


J1654 (?) / F1687 (?)

Beauty crowds me till I die
Beauty mercy have on me
But if I expire today
Let it be in sight of thee -
    La bellezza mi riempie fino a morirne
Bellezza abbi pietà di me
Ma se dovessi spirare oggi
Lascia che sia guardando te -

La bellezza è così potente che ci pervade tanto a fondo da farci soffocare; eppure non ne possiamo fare a meno, tanto da invocarla come ultimo sguardo dei nostri occhi morenti.


J1655 (?) / F1739 (?)

Conferring with myself
My stranger disappeared
Though first upon a berry fat
Miraculously fared
How paltry looked my cares
My practise how absurd
Superfluous my whole career
Beside this travelling Bird
    Mentre conferiva con me
Il mio straniero sparì
Anche se prima su una pingue bacca
Prodigiosamente si era nutrito
Quanto meschini sembrarono i miei affanni
I miei esercizi quanto assurdi
Superflua la mia intera carriera
Di fronte a quell'Uccello viaggiatore

La natura ci pone di fronte a eventi minimi, in questo caso un uccello che si rimpinza su una bacca e poi vola via; eppure quanto sembra assurdo e insignificante davanti a tali spettacoli tutto ciò che è peculiare dell'uomo e sembra riempirci la vita.


J1656 (?) / F1721 (?)

Down Time's quaint stream
Without an oar
We are enforced to sail
Our Port a secret
Our Perchance a Gale
What Skipper would
Incur the Risk
What Buccaneer would ride
Without a surety from the Wind
Or schedule of the Tide -
    Lungo le fortuite correnti del Tempo
Senza remi
Siamo costretti a navigare
Il Porto un segreto
Il Forse una Tempesta
Quale Capitano
Si esporrebbe al Rischio
Quale Bucaniere salperebbe
Senza certezze di Vento
O piani di Maree -

La vita è un oceano misterioso e rischioso, privo di mappe, di approdi conosciuti, dove si naviga a vista, metro per metro. Nessun marinaio se la sentirebbe di affrontare un simile mare, dove siamo costretti a navigare perché non c'è nessuna possibilità di sceglierne un altro.
Al primo verso, "quaint" significa comunemente "strano, bizzarro, fantasioso, singolare"; ho tradotto con "fortuite" per accentuare l'insondabilità del destino che ci aspetta, privo com'è delle certezze e dei piani prestabiliti degli ultimi due versi.


J1657 (?) / F1734 (?)

Eden is that old fashioned House
We dwell in every day
Without suspecting our abode
Until we drive away

How fair on looking back the Day
We sauntered from the Door
Unconscious our returning
But discover it no more

    L'Eden è quella Casa antiquata
Che abitiamo tutti i giorni
Senza sospettare il nostro soggiorno
Finché non ci allontaniamo

Com'è bello riandare al Giorno
In cui ciondolammo da quella Porta
Inconsapevole il nostro ritorno
Tranne il non ritrovarla più

Forse è sbagliato pensare all'Eden come a un paradiso lontano, al di là della nostra vita; quel paradiso probabilmente è quello in cui viviamo, senza accorgercene se non quando lo dobbiamo lasciare per sempre. La nascita è il più bel giorno della vita, da quel momento siamo inconsapevolmente trascinati verso qualcosa di misterioso, di cui sappiamo soltanto una cosa: non entreremo più da quella porta, e chissà quale mondo ci attende.


J1658 (?) / F1688 (?)

Endanger it, and the Demand
Of tickets for a sigh
Amazes the Humility
Of Credibility -

Recover it to nature
And that dejected Fleet
Find Consternation's carnival
Divested of it's meat

    Arrischialo, e la Richiesta
Di biglietti per un sospiro
Sorprenderà l'Umiltà
Della Credibilità -

Rendilo alla natura
E quella Flotta depressa
Troverà il carnevale della Costernazione
Spogliato del suo pasto

Il soggetto potrebbe essere l'amore (un piccolo, anche se non decisivo, indizio: il "sigh" del secondo verso). Possiamo perciò leggerla così: metti in mostra l'amore, senza remore, e vedrai che folla per accaparrarsi anche soltanto un sospiro, una folla che sorprenderà chi non voleva credere al potere di quel sentimento che sovrasta tutto; ora prova invece a rinunciarvi, a ridarlo a quella natura da cui proviene; vedrai che quella folla perderà ogni gioia di vivere e si ritroverà costernata davanti alla vita, come davanti a un triste carnevale che ha perso ogni attrattiva.


J1659 (?) / F1702 (?)

Fame is a fickle food
Upon a shifting plate
Whose table once a
Guest but not
The second time is set
Whose crumbs the crows inspect
And with ironic caw
Flap past it to the
Farmer's corn
Men eat of it and die
    La fama è una volubile vivanda
Su un piatto instabile
Alla cui tavola una volta un
Ospite ma non
La seconda si siede
Le cui briciole i corvi ispezionano
E con ironico gracchiare
Volano oltre verso
Le granaglie del Fattore
Gli uomini ne mangiano e muoiono

La fama è volubile, può arrivare velocemente e altrettanto velocemente scomparire, ma, soprattutto, la sua tavola è apparecchiata per pochi eletti; gli altri si illudono di potersi accaparrare gli avanzi, quelle briciole che perfino i corvi guardano con ironico distacco, avviandosi poi verso un cibo più sicuro. Gli uomini invece, pur di averne anche soltanto la parvenza, non esitano a mangiare quelle briciole prive di sostanza e incapaci di nutrire.


J1660 (?) / F1700 (?)

Glory is that bright tragic thing
That for an instant
Means Dominion
Warms some poor name
That never felt the Sun
Gently replacing
In oblivion -
    La Gloria è quella radiosa tragica cosa
Che per un istante
Significa Dominio
Scalda qualche povero nome
Che non ha mai provato il Sole
Riponendolo delicatamente
Nell'oblio -

La gloria del primo verso è molto simile alla fama della J1659-F1702. Qui ED mette l'accento soprattutto sulla caducità e, nei versi 3 e 4, su un apparente splendore che può illudere soltanto chi non ha mai visto il sole vero.
Errante (1959) traduce al primo verso con "gloria", ma nelle note interpreta il termine come "grazia", concludendo così: "Gli ultimi quattro versi enunciano un'idea profondamente cristiana, e chiariscono il senso del poemetto; Emily osserva infatti che queste improvvise visitazioni della grazia toccano sovente gli uomini infelici, ed anche i più umili."


J1661 (?) / F1717 (?)

Guest am I to have
Light my northern room
Why to cordiality so averse to come
Other friends adjourn
Other bonds decay
Why avoid so narrowly
My fidelity -
    Un ospite sto per avere
Illumina la mia stanza a nord
Perché alla cordialità così avversi ad accostarsi
Altri amici rimandano
Altri legami decadono
Perché evitano così accuratamente
La mia fedeltà -

Potrebbero essere considerazioni sulla scelta della solitudine, forse ravvivata talvolta da una visita che illumina quella stanza a settentrione, lontana dalla luce del sole. Gli altri amici, gli altri legami, sono ormai affievoliti, non si sentono attratti da sentimenti forti, come la fedeltà, forse perché la vita di tutti i giorni ne ha quasi paura, e cerca di costruirsi una consuetudine che scorra su binari il meno possibile accidentati.


J1662 (?) / F1711 (?)

He went by sleep that drowsy route
To the surmising Inn -
At daybreak to begin his race
Or ever to remain -
    Percorse nel sonno quell'indolente via
Verso la Locanda del dubbio -
Per cominciare all'alba la sua corsa
O restare per sempre -

Il sonno come ciclica esperienza della morte, che prelude al risveglio o al riposo eterno.


J1663 (?) / F1730 (?)

His mind of man, a secret makes
I meet him with a start
He carries a circumference
In which I have no part

Or even if I deem I do
He otherwise may know
Impregnable to inquest
However neighborly -

    La sua mente di uomo, a un segreto dà forma
Lo incontro con un sussulto
Lui ha in sé una circonferenza
In cui non ho parte

O se mai ritenessi di sì
Lui comunque altro saprebbe
Inattaccabile da indagine
Per quanto vicina -

Il primo verso può far pensare a una persona concreta ma anche, più probabilmente, a qualcosa di più alto, di divino, che ha assunto una "mind of man"; per questo ho tradotto la seconda parte del verso con "a un segreto dà forma", ovvero, dà forma umana a un mistero divino. Leggendo così il primo verso quelli che seguono non creano problemi interpretativi: l'assunzione della forma umana non scioglie tutti i dubbi, perché la natura divina continua comunque a tenere in serbo misteri negati alla nostra comprensione e che resistono a qualsiasi indagine della nostra ragione (indagine "vicina" perché il Dio fatto uomo si è avvicinato a noi), in quanto "altro" da noi, o almeno dalla nostra "mind of man".


J1664 (?) / F1708 (?)

I did not reach Thee
But my feet slip nearer every day
Three Rivers and a Hill to cross
One Desert and a Sea
I shall not count the journey one
When I am telling thee

Two deserts but the year is cold
So that will help the sand
One desert crossed -
The second one
Will feel as cool as land
Sahara is too little price
To pay for thy Right hand

The Sea comes last - Step merry feet
So short we have to go
To play together we are prone
But we must labor now
The last shall be the lightest load
That we have had to draw

The Sun goes crooked -
That is Night
Before he makes the bend
We must have passed the Middle Sea
Almost we wish the End
Were further off
Too great it seems
So near the Whole to stand

We step like Plush
We stand like snow
The waters murmur new
Three rivers and the Hill are passed
Two deserts and the Sea!
Now Death usurps my Premium
And gets the look at Thee -

    Non Ti ho raggiunto
Ma i miei piedi scivolano più vicini ogni giorno
Tre Fiumi e una Collina da attraversare
Un Deserto e un Mare
Non terrò conto del viaggio in sé
Quando ti racconterò

Due deserti ma l'anno è freddo
Cosicché aiuterà la sabbia
Un deserto attraversato -
Il secondo
Sembrerà fresco come la terra
Il Sahara è un prezzo assai piccolo
Da pagare per la tua Mano

Per ultimo viene il Mare - Andate gioiosi piedi
Così breve è il cammino
A giocare insieme siamo propensi
Ma dobbiamo sforzarci adesso
L'ultimo sarà il peso più leggero
Che dovremo trascinare

Il Sole si va inclinando -
Ecco la Notte
Prima che termini la sua curva
Dobbiamo aver passato il Mare di Mezzo
Quasi vorremmo che la Fine
Fosse più lontana
Troppo grande sembra
Stare così vicini al Tutto

Camminiamo come Felpa
Sostiamo come neve
Le acque mormorano nuove
Tre fiumi e la Collina son passati
Due deserti e il Mare!
Ora la Morte usurpa il mio Premio
E si prende il guardarti -

Un viaggio affannoso, raccontato con l'impeto narrativo delle poesie degli anni '60, verso un premio che alla fine sfugge perché usurpato dalla morte. I fiumi e le colline sono il cammino attraverso la natura; il deserto è una sorta di terra di nessuno, e infine il mare, come in altre poesie simbolo del viaggio verso l'infinito; un mare che è fra noi e quella "fine" della quarta strofa a cui agogniamo e che nello stesso tempo temiamo, perché ci metterà di fronte al mistero.
Il deserto che nella prima strofa è uno, si raddoppia nella seconda e nell'ultima. Trattandosi di una trascrizione non si può essere sicuri dell'esattezza del testo, ma questo raddoppio sembra come dilatare lo spazio vuoto del viaggio, quel "Sahara" così difficile da attraversare ma considerato un prezzo comunque modico da pagare per raggiungere la meta.
Chi è il "thee" della poesia? L'ultimo verso fa pensare a qualcuno, a una persona concreta inseguita vanamente e sottratta dalla morte, ma non è escluso che possa riferirsi a Dio, al mistero, all'immortalità, anche loro mete inseguite vanamente, fino a quella morte che potrebbe alla fine rivelarsi non portatrice di conoscenza ultima ma solo l'usurpatrice di un mistero che terrà sempre per sé.


J1665 (?) / F1704 (?)

I know of people in the Grave
Who would be very glad
To know the news I know tonight
If they the chance had had
'Tis this expands the least event
And swells the scantest deed
My right to walk upon the Earth
If they this moment had
    So di persone nella Tomba
Che sarebbero davvero felici
Di conoscere le notizie che so io stasera
Se ne avessero avuto l'opportunità
È questo che espande l'evento più minuto
E accresce l'atto più insignificante
Il mio diritto di camminare sulla Terra
Avessero loro in questo momento

Le cose e le notizie più insignificanti, quelle che facciamo o sentiamo tutti i giorni senza farci troppo caso, si rivelano gemme preziose se pensiamo a quanto sarebbero importanti per chi non potrà mai più provarle.


J1666 (?) / F1695 (?)

I see thee clearer for the Grave
That took thy face between
No mirror could illumine thee
Like that impassive stone -

I know thee better for the act
That made thee first unknown
The stature of the empty nest
Attests the Bird that's gone

    Ti vedo più chiaramente in virtù della Tomba
Che si è presa il tuo volto
Nessuno specchio potrebbe illuminarti
Come quella impassibile pietra -

Ti conosco meglio in virtù dell'atto
Che ti fece dapprima sconosciuto
L'altezza del nido svuotato
Attesta l'Uccello che se n'è andato

Johnson annota: "I versi potrebbero essere una variante della poesia 'I see thee better - in the Dark' [J611-F442], alla quale può essere accostata."

Come nella J611-F442 la luce dell'amore sembra illuminare l'oscurità della tomba che racchiude quel volto. Un amore che è evidentemente rimasto celato durante la vita e che solo la morte permette di esprimere. Molto bella l'immagine dei primi due versi della seconda strofa: la morte che in un primo momento ti ha allontanato da me, rendendoti ignoto perché ormai appartenente a un mondo sconosciuto, ti ha poi in realtà avvicinato, come un ricordo che appartiene soltanto a chi ha amato.


J1667 (?) / F1710 (?)

I watched her face to see which way
She took the awful news
Whether she died before she heard
Or in protracted bruise
Remained a few slow years with us
Each heavier than the last
A further afternoon to fail
As Flower at fall of Frost -
    Osservavo il suo volto per vedere in che modo
Avrebbe preso la tremenda notizia
Se fosse morta prima di ascoltarla
O in protratto tormento
Rimasta per pochi lenti anni con noi
Ognuno più gravoso dell'ultimo
Per venir meno in un ennesimo pomeriggio
Come Fiore al cadere del Gelo -

Al dolore si può reagire in modi diversi, e talvolta una reazione meno immediata non fa che prolungare un tormento che può estinguersi soltanto con la morte.
Nel primo verso si riconosce il ricorrente desiderio di ED di investigare da vicino il mistero della morte o, come in questo caso, del dolore, cercando di strappare alle reazione degli ultimi istanti di vita, o a un volto colto in un momento di estrema sofferenza, segni che possano rivelare ciò che in realtà resta sempre celato.


J1668 (?) / F1725 (?)

If I could tell how glad I was
I should not be so glad -
But when I cannot make the Force
Nor mould it into word
I know it is a sign
That new Dilemma be
From mathematics further off
Than for Eternity
    Se potessi dire quant'ero felice
Così felice non sarei -
Ma ove non riuscissi a trovarne a Forza
Né a modellarla in parole
So che è un segno
Che il nuovo Dilemma è
Dalla matematica molto più lontano
Che dall'Eternità

È difficile esprimere a parole i sentimenti: quando riusciamo a "dirli" molto probabilmente è perché li sentiamo con meno forza. Per questo possiamo considerare l'impossibilità di esprimere qualcosa, sia esso un sentimento come la felicità o un dubbio, un dilemma che riempie la nostra mente, come un segno di distinzione, come una cartina di tornasole per riconoscere le cose che sono molto più vicine ai misteri intimi e divini che alle complicate, ma pur sempre terrene e concrete, formule esatte della matematica.


J1669 (?) / F1714 (?)

In snow thou comest
Thou shalt go with the resuming ground
The sweet derision of the crow
And Glee's advancing sound

In fear thou comest
Thou shalt go at such a gait of joy
That man anew embark to live
Upon the depth of thee -

    Nella neve tu arrivi
Te ne andrai con la terra che ricomincia
La dolce derisione del corvo
E l'avanzante suono della Letizia

Nella paura tu arrivi
Te ne andrai con una tale andatura di gioia
Che gli uomini s'imbarcheranno da capo nella vita
Sulla tua profondità -

L'inverno arriva nella neve, nella paura del freddo e del buio, ma è un arrivo che ha già in sé il suo andarsene, quel ritorno della gioia estiva e del rinascere della vita la cui certezza ci aiuta a superare i rigori del gelo.
Ho tradotto letteralmente gli ultimi due versi per mantenere la relazione "marina" fra "imbarcarsi" (che, come in italiano, significa anche "essere coinvolti, intraprendere") e "profondità"; come se l'inverno si trasformasse in un mare profondo, e pur sempre presente nei ciclici ritorni naturali, sulla cui superficie navigare nei caldi climi estivi.


J1670 (?) / F1742 (?)

In Winter in my Room
I came upon a Worm
Pink, lank and warm -
But as he was a worm
And worms presume
Not quite with him at home
Secured him by a string
To something neighboring
And went along -

A Trifle afterward
A thing occurred
I'd not believe it if I heard
But state with creeping blood
A snake with mottles rare
Surveyed my chamber floor
In feature as the worm before
But ringed with power
The very string with which
I tied him - too
When he was mean and new
That string was there -

I shrank - "How fair you are"!
Propitiation's Claw -
"Afraid he hissed
Of me"?
"No Cordiality" -
He fathomed me -
Then to a Rhythm Slim
Secreted in his Form
As Patterns swim
Projected him.

That time I flew
Both eyes his way
Lest he pursue
Nor ever ceased to run
Till in a distant Town
Towns on from mine
I set me down
This was a dream -

    D'Inverno nella mia Stanza
M'imbattei in un Verme
Rosa, molle e caldo -
Ma siccome era un verme
E i vermi ardiscono
Non tranquilla con lui in casa
Lo assicurai con una corda
A qualcosa là vicino
E mi allontanai -

Un Attimo dopo
Accadde una cosa
Che non crederei a sentirla
Ma confermo col sangue che si gela
Un serpente a chiazze sparse
Scrutava il pavimento della stanza
Sembrava come il verme di prima
Ma circondato d'energia
La stessa corda con la quale
L'avevo legato - inoltre
Quando era misero e inesperto
Quella corda era là -

Mi ritrassi - "Come sei bella!"
Artiglio propiziatorio -
"Paura sibilò
Di me?"
"Nessuna Cordialità" -
Mi scandagliò -
Poi con Ritmo Sottile
Occultato nella sua Forma
Come Entità sguscianti
S'avventò.

Questa volta fuggii
Con gli occhi su di lui
Per paura che m'inseguisse
Né cessai mai di correre
Finché in una lontana Città
A Città dalla mia
Mi arrestai
Era un sogno -

Un sogno, o meglio un incubo, raccontato con dovizia di particolari. Il verme che diventa serpente può prestarsi a molte interpretazioni. Errante (1956) ritiene che "quest'incubo si presta a un'interpretazione freudiana" e che la poesia "è pervasa da immagini sensuali". D'altronde il serpente come simbolo fallico e, conseguentemente, simbolo del peccato ha antecedenti illustri. Leggendola così, possiamo vedere nella trasformazione verme-serpente una metafora dell'amore ideale (pur sempre pericoloso, tanto da rendere consigliabile legarlo) che si trasforma in amore sensuale, e in quella fuga verso la città ritrovare la stessa fuga della J520-F656: in entrambe si fugge di fronte a qualcosa che attira e insieme fa paura.
Al verso 5 ho tradotto "presume" abbastanza liberamente (nel Webster una della definizioni è "to make confident or arrogant attempts") e nel verso successivo ho letto "quite" come "quiet", ovvero "tranquilla"; d'altronde se consideriamo che "quite" ("completamente, interamente, del tutto") deriva da "quit" (come aggettivo: "liberato, esentato, dispensato") si può pensare (oltre naturalmente a un errore di trascrizione, visto che il manoscritto è perduto) a un significato estremamente sintetizzato di una frase come: "non del tutto libera [da preoccupazioni]". Qualche altra traduzione per questi versi:
Raffo (nel Meridiano): "ma, come tutti i vermi, / d'indole presuntuosa - / sentendomi a disagio lo legai";
Errante (1956): "E siccome i vermi sono / D'una razza presuntuosa, / Io ne fui un po' paurosa.";
Binni: "ma dato che era un verme / e pensi ai vermi / sentendoti a disagio -";
Villar Raso: "Pero como era un gusano / Y los gusanos son atrevidos / No muy tranquila con él en casa -".


J1671 (?) / F1707 (?)

Judgment is justest
When the Judged
His action laid away
Divested is of every Disk
But his sincerity

Honor is then the safest hue
In a posthumous Sun
Not any color will endure
That scrutiny can burn.

    Il Giudizio è davvero giusto
Quando il Giudicato
I suoi atti riposti
È spogliato di qualsiasi Disco
Tranne la sua sincerità

L'onore è allora la tinta più sicura
In un Sole postumo
Nessun colore durerà
Che l'esame possa bruciare.

Il giudizio finale potrà essere veramente giusto se giudicherà l'essenza vera dei nostri atti, se ci renderà nudi di fronte a quell'esame, spogliati di ogni ridondanza terrena e ridotti alla pura nudità del nostro essere. Solo la misteriosa tinta di questa essenza, di questa verità intima su di noi, potrà essere il colore giusto per una vita ormai trascorsa: ogni altro colore non potrà avere nessun effetto sull'esame a cui saremo sottoposti.
È come se ED dicesse che il giudizio finale non potrà assomigliare a quello dibattuto in un'aula di giustizia, perché in quest'ultima è importante il "disco" concreto formato dalle azioni, dai comportamenti, dal nostro essere esteriore, mentre in quello finale ciò che importa è quello che nessun giudice terreno potrà mai giudicare, qualcosa che è dentro di noi ("onore", o anche dignità, integrità, sincerità) e che sarà messo a nudo in quell'esame infallibile e senza appello.


J1672 (?) / F1698 (?)

Lightly stepped a yellow star
To it's lofty place
Loosed the Moon her silver hat
From her lustral Face
All of evening softly lit
As an Astral Hall
Father I observed to Heaven
You are punctual -
    Lieve avanzò una bionda stella
Verso la sua alta sede
Sciolse la Luna il cappello argenteo
Dal suo Volto lustrale
Tutto nella sera sommesso s'accese
Come un'Aula Astrale
Padre dichiarai al Cielo
Sei puntuale -

Il puntuale tocco divino nello spettacolo di una sera che accende le sue luci.


J1673 (?) / F1722 (?)

Nature can do no more
She has fulfilled her Dyes
Whatever Flower fail to come
Of other Summer days
Her crescent reimburse
If other Summers be
Nature's imposing negative
Nulls opportunity -
    La Natura non può fare di più
Ha esaurito le sue Tinte
Qualsiasi Fiore non arrivi in tempo
Ad altri giorni d'Estate
Ripagare la sua mezzaluna
Se vi saranno altre Estati
L' imperioso diniego della Natura
Annulla la possibilità -

La natura non lascia spazio ai ritardatari; se un fiore non è riuscito a usare le tinte disponibili, ormai terminate, è costretto ad aspettare un'altra estate per rivestire di colori le sue nude foglie, simili a mezzelune che non sono riuscite a spuntare. La natura è fatta così: i suoi dinieghi sono definitivi e non ammettono ulteriori possibilità.
Un "carpe diem" dickinsoniano, che ci avverte: se non cogliamo le occasioni del presente, dobbiamo solo sperare di riuscire ad avere un futuro per riprovare.


J1674 (?) / F1738 (?)

Not any sunny tone
From any fervent zone
Find entrance there
Better a grave of Balm
Toward human nature's home
And Robins near
Than a stupendous Tomb
Proclaiming to the gloom
How dead we are -
    Non un accento di sole
Da qualsiasi ardente zona
Trova ingresso là
Meglio una fossa di Balsamo
Come casa della natura umana
E Pettirossi vicino
Di una Tomba stupenda
Che proclami alle tenebre
Quanto siamo morti -

Lo splendore di un monumento tombale non serve a nulla, anzi, tende ad accentuare il nostro essere ormai morti, immersi comunque in tenebre non toccate da quell'apparente grandiosità. Molto meglio, per custodire ciò che resta di noi, una semplice fossa, non dissimile dalla natura che la circonda e discreta circa il suo contenuto.


J1675 (?) / F1692 (?)

Of this is Day composed
A morning and a noon
A Revelry unspeakable
And then a gay unknown
Whose Pomps allure and spurn
And dower and deprive
And penury for Glory
Remedilessly leave
    Di questo è composto il Giorno
Un mattino e un meriggio
Una Baldoria indescrivibile
E poi un gioioso sconosciuto
I cui Fasti attraggono e respingono
E donano e privano
E penuria di Gloria
Irrimediabilmente lasciano

La vita compie il suo ciclo, riempie i suoi giorni di abitudine e di estro, e ha come meta finale qualcosa di sconosciuto, un mistero che insieme ci attrae ci respinge. Forse soltanto di una cosa possiamo essere sicuri: ciò che qui chiamiamo "gloria" diventerà ben misera cosa, quando parteciperemo anche noi a quei fasti di cui non sappiamo nulla.


J1676 (?) / F1733 (?)

Of Yellow was the outer Sky
In Yellower Yellow hewn
Till Saffron in vermilion slid
Whose seam could not be shewn -
    Di Giallo era il Cielo esterno
In Giallo più Giallo intagliato
Finché lo Zafferano scivolò in un vermiglio
Il cui confine non si riusciva a distinguere -

Un tramonto che accende i colori del cielo fino a scivolare in un rosso indistinto e sconfinato.


J1677 (?) / F1743 (?)

On my volcano grows the Grass
A meditative spot -
An acre for a Bird to choose
Would be the general thought -

How red the Fire rocks below
How insecure the sod
Did I disclose
Would populate with awe my solitude

    Sul mio vulcano cresce l'Erba
Un angolo meditativo -
Un campo adatto a un Uccello
Sarebbe opinione comune -

Quanto rosso il Fuoco si agiti sotto
Quanto insicura la zolla
Dovessi svelare
Si popolerebbe di sgomento la mia solitudine

La calma apparente della solitudine cela spesso un fuoco interiore che se svelato sgomenterebbe chiunque.


J1678 (?) / F1699 (?)

Peril as a Possession
'Tis good to bear
Danger disintegrates satiety
There's Basis there -
Begets an awe
That searches Human Nature's creases
As clean as Fire
    Il Pericolo come un Possesso
È bene coltivare
Il Rischio disintegra la sazietà
C'è Fondamento là -
Genera uno sgomento
Che fruga nelle pieghe della Natura Umana
Puro come Fuoco

Il pericolo, il rischio, ci immunizza dalla noia dell'appagamento; è come un fuoco che lavora dentro e mantiene vivi i nostri sensi.
Il verso 4 l'ho inteso come "è una verità basilare, fondamentale".


J1679 (?) / F1718 (?)

Rather arid delight
If Contentment accrue
Make an abstemious ecstasy
Not so good as joy -

But Rapture's Expense
Must not be incurred
With a tomorrow knocking
And the Rent unpaid -

    Piuttosto arido il piacere
Se l'Appagamento che ne risulta
Produce un'estasi astemia
Non certo pari alla gioia -

Ma il Costo del Rapimento
Meglio non sobbarcarsi
Con un domani alle porte
E l'Affitto non pagato -

Certo, un'estasi è meglio di un comune piacere, uno di quelli che possiamo cogliere ogni giorno, ma l'estasi è costosa, difficile da raggiungere, specialmente se la vita di tutti i giorni preme e non ci lascia troppo tempo: se il problema è riuscire a pagare l'affitto è molto difficile riuscire a dedicarsi a estatici rapimenti.
Molto significativa e fantasiosa "l'estasi astemia" del terzo verso, un'estasi priva di ebbrezza che diventa meno piacevole di una semplice gioia.


J1680 (?) / F1727 (?)

Sometimes with the Heart
Seldom with the soul
Scarcer once with the might
Few - love at all
    Talvolta con il Cuore
Raramente con l'anima
Ancora meno con la forza
Pochi - amano davvero

Inusuale la scelta di questa gradazione di amori: il cuore, che sembrerebbe il candidato più ovvio per l'amore vero e, perciò, più raro, è messo al primo posto in ordine di frequenza: un tipo d'amore che non è raro incontrare. Poi viene l'anima e solo per ultima, la più rara, quella "forza" (ma anche energia, vigore) che credo si debba leggere come intensità, totalità di un sentimento che coinvolge tutto il nostro essere.


J1681 (?) / F1694 (?)

Speech is one symptom of affection
And Silence one -
The perfectest communication
Is heard of none

Exists and it's indorsement
Is had within -
Behold said the Apostle
Yet had not seen!

    La Parola è uno dei sintomi dell'affetto
E il Silenzio l'altro -
La comunicazione perfetta
Nessuno può udirla

Esiste e la sua conferma
Si ha dentro -
Ravvisate disse l'Apostolo
Eppure non avete visto!

Gli ultimi due versi si riferiscono alla Prima lettera di Pietro 1,8: "voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui" (nella King James: "Whom having not seen, ye love; in whom, though now ye see him not, yet believing").

Il silenzio è la comunicazione perfetta, quella che non arriva concretamente al nostro orecchio ma si sente, con una intensità molto più alta, nell'intimo, come la fede della citazione biblica.


J1682 (?) / F1693 (?)

Summer begins to have the look
Peruser of enchanting Book
Reluctantly but sure perceives
A gain upon the backward leaves

Autumn begins to be inferred
By millinery of the cloud
Or deeper color in the shawl
That wraps the everlasting hill

The eye begins it's avarice
A meditation chastens speech
Some Dyer of a distant tree
Resumes his gaudy industry

Conclusion is the course of all
Almost to be perennial
And then elude stability
Recalls to immortality -

    L'estate inizia ad avere l'aspetto
Del lettore di un Libro incantevole
Che con riluttante certezza percepisce
L'avvicinarsi delle pagine finali

L'autunno inizia ad essere dedotto
Dalla modisteria delle nuvole
O dal colore più cupo nello scialle
Che avvolge la perpetua collina

L'occhio dà inizio alla sua avidità
Una meditazione frena la parola
Qualche Tintore di un albero lontano
Riprende il suo vistoso lavoro

Conclusione è il corso delle cose
Essere quasi perenni
E poi eludere la stabilità
Riporta all'immortalità -

Al verso 14 Johnson legge, nella trascrizione di Susan Dickinson, "At most" ("Al massimo") al posto di "Almost"; ho scelto la lezione di Franklin, che è anche in The Single Hound, a cura di Martha Dickinson Bianchi, Little Brown, Boston, 1914.

L'immortalità è la definitiva, naturale, conclusione di cicli che appaiono perenni nella loro costante ripetizione; questi cicli, questi eterni ritorni, (o, per usare un termine dickinsoniano, queste circonferenze senza inizio e senza fine) sono ciò che possiamo trovare di più vicino a quell'eternità che sfugge alla nostra comprensione razionale. Così la fine dell'estate è come la conclusione di un bel libro, di cui leggiamo le pagine finali con la nostalgia della bellezza di quelle che le hanno precedute (mi sembra questo il senso di "backward" al quarto verso) e la consapevolezza dell'ineluttabilità di quella fine, mentre l'autunno ci porta una voglia di meditare, insieme alla possibilità di nutrire l'avidità dei nostri occhi con i vistosi colori che un misterioso tintore assegna agli alberi, colori vistosi ma anch'essi preludio alla spoglia nudità dell'inverno.
Al verso 6 ho tradotto letteralmente "millinery" (Raffo, nel Meridiano, traduce con "fogge curiose"; Gardini con "strane"); mi sembra che il termine sia perfettamente adeguato ai disegni delle nuvole che sovrastano il cielo, fornendolo di fantasiose "modisterie".


J1683 (?) / F1716 (?)

That she forgot me was the least
I felt it second pain
That I was worthy to forget
Was most I thought upon

Faithful was all that I could boast
But Constancy became
To her, by her innominate
A something like a shame

    Che lei si scordò di me fu il meno
Mi sembrò una pena secondaria
Che fossi degna d'essere scordata
Era in cima ai miei pensieri

La fedeltà era tutto ciò di cui vantarmi
Ma la Costanza divenne
Per lei, da lei innominata
Qualcosa simile alla vergogna

Non brucia tanto il fatto di essere dimenticati, quanto l'esserne ritenuti degni, e il prezioso sentimento della fedeltà può anche essere rifiutato, o addirittura vissuto come qualcosa di innominabile di cui vergognarsi.


J1684 (?) / F1690 (?)

The Blunder is in estimate
Eternity is there
We say as of a Station
Meanwhile he is so near
He joins me in my Ramble
Divides abode with me
No Friend have I that so persists
As this Eternity
    La Cantonata è nella stima
L'Eternità è là
Affermiamo come di una Stazione
Mentre è così vicina
Che si unisce a me nel mio Vagare
Che condivide casa con me
Nessun Amico ho così ostinato
Come questa Eternità

L'eternità è considerata un punto d'arrivo, qualcosa che staziona in un punto ed è da raggiungere, la fine di un percorso che ne è privo e l'inizio di un altro che ne è permeato. Ma non è così, perché l'eternità accompagna la nostra vita, condivide tutto ciò che facciamo senza mai allontanarsi dalla nostra mente. Un pensiero, ma soprattutto un dubbio, che cerchiamo affannosamente di razionalizzare, senza mai riuscire a farlo.
Questa è una lettura che privilegia il dubbio; un'altra può essere quella che la vita mortale non è qualcosa di separato da ciò che ci attende dopo, non è una tappa da concludere per poi fermarsi e cambiare treno, ma semplicemente l'inevitabile inizio, più o meno lungo, di un percorso unico che ci porterà verso un mondo forse diverso ma non estraneo a quello terreno in cui abbiamo vissuto.


J1685 (?) / F1701 (?)

The butterfly obtains
But little sympathy
Though favorably mentioned
In Entomology -

Because he travels freely
And wears a proper coat
The circumspect are certain
That he is dissolute

Had he the homely scutcheon
Of modest Industry
'Twere fitter certifying
For Immortality -

    La farfalla ottiene
Poca simpatia
Anche se con favore menzionata
Dall'Entomologia -

Poiché viaggia liberamente
E indossa un soprabito adeguato
I circospetti sono certi
Che sia dissoluta

Se avesse un blasone ordinario
O pudica Laboriosità
Sarebbe più agevole garantirne
L'Immortalità

La farfalla è colorata, vola libera nell'aria, è come una mente che rifiuta di rinchiudersi nel grigiore della consuetudine e vuole spaziare in libertà nei cieli della conoscenza e della fantasia. Per questo è accusata di dissolutezza dai benpensanti, che osservano con occhiuta e sospettosa circospezione ogni segno di diversità: se avesse colori meno sgargianti, e si applicasse seriamente e con meno scostumatezza a una qualche utile attività, sarebbe certamente giudicata degna di accedere alla loro noiosa immortalità.


J1686 (?) / F1724 (?)

The event was directly behind Him
Yet He did not guess
Fitted itself to Himself like a Robe
Relished His ignorance
Motioned itself to drill
Loaded and Levelled
And let His Flesh
Centuries from His soul
    L'evento era proprio dietro di Lui
Eppure non ne ebbe sentore
Si adattò a Lui come una Veste
Gustando la Sua ignoranza
Si mosse per scavare
Riempì e Livellò
E lasciò la Sua Carne
A secoli dall'anima

La morte non avverte, anzi pregusta la sorpresa di arrivare all'improvviso, quando nessuno se l'aspetta. Dietro di sé lascia soltanto una fossa ben riempita e livellata, e un corpo che non ha più niente a che vedere con l'anima ormai lontana e priva di individualità.
Gli ultimi due versi li leggo come la definitiva separazione del corpo individuale dall'anima indistinta e indistinguibile, verso un'eternità che, semmai, riguarderà altro rispetto al nostro io.


J1687 (?) / F1686 (?)

The gleam of an heroic act
Such strange illumination
The Possible's slow fuse is lit
By the Imagination
    Il bagliore di un atto eroico
Che strana illuminazione
La lenta miccia del Possibile è accesa
Dall'Immaginazione

L'atto eroico è un bagliore che si distingue dalla solita luce della vita. È come se avesse una miccia che può essere accesa soltanto dal fuoco dell'immaginazione, della fantasia che ci porta al di là del consueto.


J1688 (?) / F1728 (?)

The Hills erect their Purple Heads
The Rivers lean to see
Yet man has not of all the Throng
A Curiosity
    Le Colline drizzano le Teste Purpuree
I Fiumi si girano a guardare
Eppure l'uomo non ha di tutta questa Ressa
Curiosità

La natura riempie il mondo di prodigi, di bellezze, ma pochi sono quelli che sanno guardare, che si chiedono cos'è che succede intorno a loro. Sembra che solo la natura sia capace di godere di se stessa.


J1689 (?) / F1731 (?)

The Look of thee, what is it like
Hast thou a hand or Foot
Or mansion of Identity
And what is thy Pursuit

Thy fellows are they realms or Themes
Hast thou Delight or Fear
Or Longing - and is that for us
Or values more severe -

Let change transfuse all other Traits
Enact all other Blame
But deign this least certificate
That thou shalt be the same -

    Il tuo Aspetto, a che cosa somiglia
Hai mani o Piedi
O magione d'Identità
E che cosa Persegui

I tuoi compagni sono regni o Argomenti
Provi Gioia o Paura
O Bramosia - ed è questa per noi
O per valori più austeri -

Il mutamento trasformi ogni altro Aspetto
Promulghi ogni altro Biasimo
Ma conceda questa minima garanzia
Che tu rimanga lo stesso -

ED si rivolge direttamente a qualcuno che è ormai nell'aldilà. Chiede con insistenza, quasi con affanno, di definire quel misterioso stato che è la morte; una domanda dietro l'altra, sapendo che non ci sarà nessuna risposta. Infine, un'ultima speranza, che diventa quasi un ordine a una divinità sfuggente, un discrimine tra un aldilà riconoscibile dalla nostra individualità e uno, magari anche splendente e perfetto, ma indistinto e per questo inconoscibile: la morte è libera di cambiare tutto, basta che mantenga integra l'intima essenza del nostro io, l'essere coscienti di noi stessi, perché altrimenti l'immortalità non potrà mai appartenerci.


J1690 (?) / F1697 (?)

The ones that disappeared are back
The Phebe and the Crow
Precisely as in March is heard
The curtness of the Jay -
Be this an Autumn or a Spring
My wisdom loses way
One side of me the nuts are ripe
The other side is May.
    Quelli che erano spariti sono tornati
La Rondine e il Corvo
Proprio come in Marzo si sente
La scontrosa Ghiandaia -
Se sia questo Autunno o Primavera
Il mio buon senso tralascia
In una parte di me le noci sono mature
Nell'altra è Maggio.

I cicli della natura talvolta confondono le idee, marzo può diventare simile all'autunno, o può già trasformarsi in maggio; meglio lasciarsi andare alla fantasia e scegliere, di volta in volta, quale stagione sentiamo più congeniale in quel momento. Per la traduzione di "phebe" con "rondine" vedi la J403-F532.


J1691 (?) / F894 (1865)

The Overtakelessness of Those
Who have accomplished Death -
Majestic is to me beyond
The Majesties of Earth -
The Soul her "Not at Home"
Inscribes upon the Flesh,
And takes a fine aerial gait
Beyond the Writ of Touch.
    L'Irraggiungibilità di Coloro
Che hanno conseguito la Morte
Maestosa è per me ben oltre
La Maestà della Terra -
L'Anima il suo "Non a Casa"
Iscrive sulla Carne,
E prende una lieve aerea andatura
Al di là del Diritto di Tocco.

Nell'edizione Johnson è riportato soltanto il testo della trascrizione di Susan, mentre Franklin cita il manoscritto autografo, evidentemente comparso successivamente. Il testo riportato sopra è quello del manoscritto, indirizzato "Dollie" (un nomignolo affettuoso per Susan - vedi la J51-F41, la J156-F218 e la J158-F222) e firmato "Emily"; la trascrizione di Susan è in due strofe di quattro versi, con gli ultimi due così modificati: "And takes her fine aerial gait / Beyond the hope of touch" ("E prende la sua lieve aerea andatura / Al di là della speranza di contatto.").

Il mistero della morte è più irraggiungibile di qualsiasi cosa noi si possa immaginare, di qualsiasi enigma naturale e terreno, perché in quel momento l'anima abbandona definitivamente la sua casa di carne, e si avvia per una strada che va al di là dei nostri poteri di conoscenza.
L'ultimo verso può essere tradotto in diverse maniere: "writ" è un termine legale che significa "decreto, ordine, legge scritta"; "touch" (come sostantivo) ha ventidue definizioni nel Webster; qui credo che ci si possa limitare a "tocco, contatto, tatto", non escludendo la possibilità di considerarlo come verbo. Nella versione autografa ho cercato di mantenere una connotazione giuridico-legale, pensando al "diritto di veto" o simili, mentre nella versione trascritta da Susan ho tradotto con un più usuale "contatto". Il senso dei due versi finali, al di là delle possibili diverse traduzioni, mi sembra comunque chiaro: l'anima se ne va e respinge ogni tentativo di definirla in termini razionali, come quelli che voleva usare San Tommaso, "toccando" la verità del Cristo risorto.


J1692 (?) / F1726 (?)

The right to perish might be thought
An undisputed right
Attempt it, and the Universe
Upon the opposite
Will concentrate it's officers -
You cannot even die
But nature and mankind must pause
To pay you scrutiny -
    Il diritto di perire potrebbe essere considerato
Un diritto indiscusso
Rivendicalo, e l'Universo
Sul fronte opposto
Concentrerà i suoi gendarmi -
Non puoi nemmeno morire
Senza che natura e uomini si soffermino
A ripagarti giudicando -

Di solito pensiamo alla morte (anche) come a un diritto che nessuno può toglierci; ma ci illudiamo se pensiamo di poterlo rivendicare come qualcosa che ci appartiene e ci pone al di fuori di dispute, sia pure postume. Tutti sono pronti, anzi si sentono in dovere, di compiangerci e, nello stesso tempo, di scrutare la nostra vita per giudicarla, come se la morte fosse l'ultima battaglia: noi da una parte e l'universo dall'altra.


J1693 (?) / F1709 (?)

The Sun retired to a cloud
A Woman's shawl as big
And then he sulked in mercury
Upon a scarlet log -
The drops on Nature's forehead stood
Home flew the loaded bees
The South unrolled a purple fan
And handed to the trees
    Il Sole si appartò in una nuvola
Vasta come uno scialle Femminile
E poi s'imbronciò ardente
Su un ceppo scarlatto -
Le gocce sostavano sulla fronte della Natura
A casa volavano le api appesantite
Il Sud srotolò un ventaglio purpureo
E lo porse agli alberi

Il sole si nasconde dietro le nuvole, manda qualche raggio isolato a colorare il terreno, poi un accenno di pioggia che si ferma in superficie, le api che fiutano il tempo brutto e si affrettano a casa; ma il sud interviene, libera il sole e offre quel calore alla natura in trepida attesa.
Al terzo verso ho interpretato "mercury" come "Heat of constitutional temperament; spirit; sprightly qualities."


J1694 (?) / F1703 (?)

The wind drew off
Like hungry dogs
Defeated of a bone
Through fissures in
Volcanic cloud
The yellow lightning shone -
The trees held up
Their mangled limbs
Like animals in pain
When Nature falls upon herself
Beware an Austrian
    Il vento si ritrasse
Come cani affamati
Defraudati di un osso
Attraverso fessure in
Vulcaniche nubi
Il fulmine giallo brillò -
Gli alberi sostenevano
I loro mutili rami
Come animali in pena
Quando la Natura attacca se stessa
Guardati dal Tronco

Una tempesta raccontata come se fosse un attacco della natura contro se stessa, con immagini vive e incalzanti e una sorta di raccomandazione finale a non fidarsi di nulla che faccia parte di quella natura in guerra.
Nell'ultimo verso non è certo cosa intendesse ED con "Austrian". Nel Webster è definito soltanto come "austriaco", abitante dell'Austria, ma in tale accezione il senso rimarrebbe oscuro. Sono state proposte due soluzioni (sia da Errante, nelle note dell'edizione del 1959, sia dalla Bulgheroni nella nota nel Meridiano): una ortografia scorretta per "Auster" ovvero "Austro", un vento che viene dal sud (ma Errante fa notare che "nella Nuova Inghilterra l'austro non è un vento di tempesta; esso fonde anzi la neve, e aiuta l'erba e i fiori della primavera a spuntare."); un'abbreviazione per "Austrian Pine" ovvero "Pino Austriaco", che, come dice la Bulgheroni, è considerato"pericoloso come albero che attrae il fulmine". Gli alberi con i rami strappati, evidentemente colpiti dal fulmine, dei versi 7-9 fanno propendere per quest'ultima soluzione, come se quegli alberi mutilati fossero un monito a non fidarsi di tronchi ancora frondosi e intatti, un apparente riparo in realtà pieno di pericoli.


J1695 (?) / F1696 (?)

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of Death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself -
    C'è una solitudine dello spazio
Una solitudine del mare
Una solitudine della Morte, ma queste
Sono comunità
Confrontate con quell'area più profonda
Quell'intimità polare
Un'anima al cospetto di se stessa -

Nelle edizioni correnti, esclusa quella di Franklin, c'è un verso aggiunto alla fine: "Finite Infinity." ("Finità Infinità."). Johnson annota: "Non si conosce nessun autografo di questa poesia, qui riprodotta da due fonti: i primi sette versi seguono la trascrizione di Sue, che non copiò il verso finale. L'ultimo verso è tratto dal testo pubblicato." [The Single Hound, a cura di Martha Dickinson Bianchi e Alfred Leete Hampson, Little Brown, Boston, 1914]. Franklin trascrive la poesia seguendo la copia di Susan e considera il verso finale una probabile aggiunta editoriale.
Si può ipotizzare che nell'edizione del 1914 la figlia di Susan abbia potuto servirsi di un'altra copia, autografa o meno, ora perduta, ma la mancanza dell'originale dickinsoniano lascia la questione irrisolta.

Le solitudini che conosciamo scompaiono di fronte a quella di un'anima sola di fronte a se stessa, un'intimità "polare" perché posta sul confine ultimo del possibile.


J1696 (?) / F1705 (?)

These are the days that Reindeer love
And pranks the northern star
This is the Sun's objective
And Finland of the year
    Questi sono giorni che amano la Renna
E che la nordica stella adorna
Questo è l'obiettivo del Sole
E la Finlandia dell'anno

I giorni d'inverno prediligono la renna e sono adornati da cieli tersi e pieni di stelle, in una stagione che è "obiettivo" del sole, con i suoi raggi che cercano di scaldarla e di infondere un po' di vita in quella Finlandia dell'anno.
Il terzo verso è abbastanza enigmatico; si può interpretare come una sintesi tipicamente dickinsoniana di una immagine come: il sole d'inverno ha un unico obiettivo, quello di dedicare tutte le sue forze a dare un po' di calore al mondo preda del gelo.
Nel Webster 1828 "Objective"è definito soltanto come aggettivo, col significato di "belonging to the object, contained in the object" o, in grammatica, "the objective case is that which follows a transitive verb or a preposition". Qui è usato come sostantivo, e la definizione dei dizionari moderni è anche "obiettivo, scopo". D'altronde, quello che noi chiamiamo "complemento oggetto" può essere considerato "l'obiettivo" del verbo che lo precede.


J1697 (?) / F1732 (?)

They talk as slow as Legends grow
No mushroom is their mind
But foliage of sterility
Too stolid for the wind -

They laugh as wise as Plots of Wit
Predestined to unfold
The point with bland precision
Portentously untold

    Parlano lenti come maturano le Leggende
Non è fungo la loro mente
Ma viluppo di sterilità
Troppo inerte per il vento -

Ridono saggi come Trame d'Arguzia
Predestinate a spiegare
Con blanda precisione il punto
Clamorosamente taciuto

In entrambe le edizioni critiche il testo deriva dalla trascrizione di Susan Dickinson, ma in quella di Johnson al verso 7 si legge "prevision" ("preveggenza") anziché "precision".

I versi mi fanno pensare a noiose riunioni domenicali, a sermoni ripetuti con stanca lentezza; a qualcuno che ha la mente ormai ferma in convinzioni prive di qualsiasi spunto di fantasia e immaginazione, e pretende di saper spiegare, con quella che ritiene arguta saggezza, trame divine considerate, con magnanima sufficienza, lontane dalla comprensione di chi lo ascolta, facendo credere di essere depositario di chissà quali misteri indicibili.
Magistrale è l'uso di termini ambivalenti, come "legends" scelto a simbolo della lentezza con cui si sviluppano le leggende attraverso racconti che passano di bocca in bocca, ma anche esplicita allusione alla sostanza di ciò che "essi" raccontano; o "stolid", che significa "stolto, stupido, ottuso", ma ha anche la stessa radice di "still" ("fermo, stagnante, inerte") e in questo senso è accostato a "wind", mentre nell'altro definisce quelle menti così prive di fantasia, sulle quali si accanisce invece la fantasia dickinsoniana, dicendoci che non hanno certo la rapida crescita di un fungo ma l'inerte sterilità di quel "foliage" (qui usato nel senso architettonico: "A cluster of leaves, flowers and branches... intended to ornament and enrich capitals, friezes, pediments, &c.") che ha l'apparenza del vero ma nessuna possibilità di essere preda del vento-fantasia.


J1698 (?) / F1719 (?)

'Tis easier to pity those when dead
That which pity previous
Would have saved
A Tragedy enacted
Secures applause
That Tragedy enacting
Too seldom does
    È più facile compatire quelli che sono morti
Invece di chi una compassione sollecita
Avrebbe salvato
Una Tragedia conclusa
Assicura gli applausi
Che la tragedia in corso
Troppo raramente ottiene

Tutti sono capaci di piangere chi muore; molto più difficile è lenire i dolori di chi è vivo e potrebbe trarre vantaggio dalla nostra compassione. È come se fossimo in teatro: tutti aspettano che la tragedia finisca per applaudire.


J1699 (?) / F1729 (?)

To do a magnanimous thing
And take one's self by surprise
If one's self is not in the habit of him
Is precisely the finest of Joys -

Not to do a magnanimous thing
Notwithstanding it never be known
Notwithstanding it cost us existence once
Is Rapture herself spurn -

    Fare una cosa magnanima
E prendere il proprio io di sorpresa
Se il proprio io non è abituato a ciò
È davvero la più fine delle Gioie -

Non fare una cosa magnanima
Nonostante non la si sia mai provata
Nonostante quel momento ci costi l'esistenza
È il Rapimento in sé sdegnare

Essere magnanimi, se non lo si è abitualmente, e stupirsi di questo gesto inusuale è una gioia senza pari; per questo rifiutarla è come disprezzare un estatico rapimento che era a portata di mano, e insieme rassegnarsi a consumare la propria esistenza nella consueta noia dell'egoismo che non vede al di là di se stesso.


J1700 (?) / F1689 (?)

To tell the Beauty would decrease
To state the spell demean
There is a syllableless Sea
Of which it is the sign
My will endeavors for it's word
And fails, but entertains
A Rapture as of Legacies -
Of introspective mines -
    Spiegare la Bellezza la svaluterebbe
Definirne l'incanto la umilierebbe
C'è un Mare senza sillabe
Di cui essa è il segno
La mia volontà cerca la parola che le spetta
E fallisce, ma trattiene
Un Rapimento come di Lasciti -
D'introspettive miniere -

Non abbiamo parole che ci permettano di spiegare la bellezza, di definirne l'incanto, eppure sentiamo che dietro di essa c'è un mare, tanto inesprimibile quanto ricco di estatici rapimenti, riservati a un godimento che solo nell'intimo trova il suo pieno appagamento.